La minaccia atomica americana
da 'Il Calendario del Popolo' n.617, febbraio 1998
di Antonio Cherchi
Le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki
il 6 ed il 9 agosto 1945 rappresentano, fino ad ora,
l’unica reale esperienza di guerra nucleare che l’umanità ha conosciuto. In seguito, uno dei compiti della
storiografia occidentale è stato quello di nascondere la vergogna di quanto avvenuto in quei due tragici
giorni. Considerato che in tempi recenti - aprile 1994 - anche un “eminente” personaggio come Bobbio ha
sostenuto la tesi secondo cui gli americani furono costretti a sganciare le due bombe atomiche per accelerare
la fine della guerra, bisogna riconoscere che l’obbiettivo degli storici occidentali è stato raggiunto. Di
conseguenza, il bombardamento atomico del Giappone viene fatto apparire come un normale episodio
bellico della Seconda Guerra Mondiale(nell’epoca del multimediale, una tra le più quotate enciclopedie,
Encarta ‘98 di Microsoft, alla voce Nagasaki dedica quattro righe:
“Verso la fine della seconda guerra
mondiale, il 9 agosto 1945, tre giorni dopo la distruzione di Hiroshima, un aeroplano dell’aviazione
statunitense sganciò una bomba atomica sulla città, distruggendo un terzo dell’abitato e provocando circa
66.000 vittime fra morti e feriti”).
"Black"In realtà, queste tesi vengono smentite subito dopo la fine del conflitto, e
già nel 1948 vi furono studiosi, anche americani, che analizzando i dati disponibili fino a quel momento
giunsero alla conclusione che il bombardamento atomico non aveva alcun valore militare. Appurata
l’inutilità del massacro, si cominciò a considerare che il lancio delle due bombe atomiche, più che l’ultimo
avvenimento militare della seconda guerra mondiale, rappresentava il primo atto della guerra fredda contro
l’Unione Sovietica. Quali erano gli obiettivi e le intenzioni degli americani prima ancora che la guerra
terminasse, è confermato da quanto emerso negli ultimi anni: la possibilità di accedere a numerosi documenti
segretissimi del pentagono, ha permesso ad alcuni studiosi americani di costruire la storia dei primi due
decenni del dopoguerra. Il presidente Usa Truman, grazie anche alle pressioni politiche di Churchill, ordinò
al generale Eisenhower di predisporre un piano ultra segreto per una possibile guerra totale contro l’Unione
Sovietica. A questo piano venne assegnato il nome in codice Totality e si definiva l’Urss come principale
nemico e se ne stabiliva l’annientamento totale come principio. Nel dicembre del ‘45 (ricordiamo le date di
Hiroshima e Nagasaki, 6 e 9 agosto 1945) fu elaborato uno studio preliminare, denominato Strategic
Vulnerability of the Urss, necessario per stabilire gli obiettivi da colpire e quantificare la portata nucleare
richiesta per raggiungere lo scopo (da 20 a 30 bombe atomiche da sganciare su 20 città sovietiche). Fu poi
elaborato il piano definitivo, Pincher (Morsa), che si basava essenzialmente sul concetto di “primo colpo”,
stabilendo il presupposto che l’Urss, a fronte dell’enorme distruzione subita a seguito della seconda guerra
mondiale, non sarebbe stata in grado di resistere ad un altro conflitto, e per un periodo di dieci, quindici anni,
non sarebbe stata in condizioni di competere militarmente con l’Occidente. L’elaborazione di Pincher, - 50
bombe atomiche su 20 città sovietiche - non prendeva in considerazione il concetto di “guerra localizzata”
con l’Urss. Cinicamente si affermava che “nessuna guerra contro l’Unione Sovietica poteva essere meno
che una guerra totale, con il completo utilizzo dell’intero potenziale militare degli Stati Uniti e dei suoi
alleati, inclusa la bomba atomica”. Oltre Pincher, che ha rappresentato il primo passo per la distruzione
atomica dell’Urss, vi è stato un susseguirsi di piani strategici, diciotto per l’esattezza, l’ultimo dei quali nel
1957, prevedeva di colpire 3.261 obiettivi sovietici (la maggior parte civili) con l’impiego di 5.450 bombe
atomiche. Se furono le scelte politico-diplomatiche del presidente Truman, e non ragioni militari, a
determinare la morte di almeno 300.000 abitanti delle due città giapponesi, ora pur di sconfiggere il grande
nemico, il bolscevismo, l’America si apprestava con altrettanta determinazione e cinismo, ad atomizzare
milioni di cittadini sovietici. Sebbene lo scoppio della prima bomba nucleare sovietica sia avvenuto
nell’agosto del 1949, gli Stati Uniti in quel momento disponevano di una riserva di 250 bombe tipo Mark III
al plutonio; considerato che i sovietici erano all’inizio della produzione, il monopolio nucleare americano è
durato fino al 1957, anno in cui la potenza nucleare russa è diventata una minaccia concreta per gli Usa.
Quanto viene qui parzialmente riportato è sufficiente per tracciare un quadro inquietante e porre nuovi
interrogativi su cosa avvenne nel periodo.
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