LINEA ROSSA: PER LA PROPOZIONALE PURA



LA PROPORZIONALE PURA, BATTAGLIA DI CIVILTA' CONTRO LA BARBARIE ANTIDEMOCRATICA DELLA BORGHESIA EVERSIVA

-- Peppe Bovino --


Il referendum per l'abrogazione della ripartizione proporzionale del 25% dei seggi dell'attuale sistema elettorale, poggia su un falso problema: la debolezza dell'esecutivo che comporta ingovernabilità e la conseguente instabilità politica. Secondo le forze centriste- coalizzate intorno a cariatidi della vita pubblica- che hanno promosso il referendum, le coalizioni al governo diventerebbero più salde se fossero al riparo dalla conflittualità interna dovuta alla presenza di partiti eterogenei aggregati. Ad un più attento esame, questo progetto mira all'azzeramento delle opposizioni, alla eliminazione fisica dei partiti che non hanno forza elettorale per concorrere da soli. Il disegno porta al rafforzamento del bipolarismo ed all'auspicato sfrondamento verso le ali estreme dei gruppi dell'arco costituzionale, dunque accelera la scomparsa di Rifondazione Comunista e della sua area di riferimento.
Il Comitato unitario per il referendum maggioritario raggruppa paradossalmente forze che non sono espressione della volontà popolare; non partiti storicamente rappresentati, con alle spalle storia e cultura politica e organizzazioni di massa: siamo di fronte a gruppi autoreferenziali pompati dai mass-media, fantasmi della Prima Repubblica (i famigerati nani e ballerine in auge negli anni del CAF), vecchi tromboni incollati alla poltrona e nuovi trombati della politica; il loro testimonial è Antonio Di Pietro, simbolo dell'uomo comune decisionista e ambizioso. L'immagine di Di Pietro campeggia sui manifesti, invitando a firmare per un'Italia dei Valori smarriti.
Il trucco consiste in questo: compiere una scelta liberticida spacciandola per democratica, approfittando di un volto (non di un cervello) amato dai più ingenui, azzerare le conquiste di civiltà sancite dalla carta costituzionale, ridurre l'opposizione a puro corollario all'interno del sistema bipolare, due poli per gestire lo stesso sistema - quello della borghesia capitalista in crisi strutturale con ricette simili o diverse a seconda dell'egemonia delle fazioni in lotta - , svuotare di significato politico quelle organizzazioni di massa e di lotta ancora esistenti.
E' evidente l'intento di mettere il bavaglio alle minoranze, specie ai comunisti che da sempre tentano di salvaguardare la propria specificità, la visibilità democratica ed il diritto a incidere in una società ingiusta anche quando gravitano fuori dalle maglie rigidamente filogovernative di RC (partito sicuramente di massa, senza quadri in grado di contare, comunque distante dalle lotte).
I valori che il Comitato per i referendum vorrebbe tutelare, contano alla fine come una mano di poker, dove chi vince prende tutto, e solo chi ha di più può puntare forte per far saltare il piatto.
Il piatto è dato da quei 155 seggi (il 25%) che con il sistema in vigore, sono attribuiti in modo proporzionale alle liste dei partiti, non agli uomini o alle coalizioni. Perciò si vorrebbe eliminare la distribuzione proporzionale del 25% dei seggi da assegnare con criterio maggioritario. Resta però da dimostrare che un atto arrogante e illiberale come questo porterebbe a coalizioni solide e durature; la realtà è che un principio democratico viene colpito per essere stravolto. Il sistema elettorale proporzionale puro, figlio dei padri della Costituente, è un chiaro esempio di compromessi e di accomodamenti tra forze politiche consce di giocare con il destino di un paese allo stremo, in ginocchio dopo il fascismo ed una guerra mondiale. Proprio per questo ha costituito un cardine democratico, consentendo ai partiti di rappresentare non un simulacro, un guscio vuoto, un centro di potere, ma un elettorato per lunghi anni attento ai princìpi di democrazia, e militante e vigile, nel rispetto di regole in cui chi ha vinto ha governato (pure troppo…) e chi ha perso ha conservato intatto il diritto all'esistenza e alla partecipazione. Quel diritto che, come sempre, l'eversione della borghesia tenta di annullare nel vuoto desolante di chi dovrebbe combatterla con tutte le sue forze ed energie.


scritto nel luglio 1998 da
Peppe Bovino





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