Sulle ‘spie KGB’ l’ultima parola è di Mina

“Tutte le mie chiacchiere sul mio ritiro dalle scene sono state una grande bolla di sapone, perché nessuno ha mai compreso la vera natura di questa mia eclisse”. Nella sua rubrica settimanale su Liberal, unico raggio in un giornale totalmente melenso e asservito ai voleri dei servi del padronato, la famosa cantante ironizza (nr. uscito il 15 ottobre 1999) “rivelando” il perché del suo esilio volontario in Svizzera.
“L’eremo di Lugano è stato per anni la sede perfetta per la mia copertura”, scrive Mina rispondendo ad un lettore sul KGB, la bufala per il ‘fumus’ anticomunista sguaiatamente amplificato dalla destra e dai mass-media nel mese di ottobre.
Tutto cominciò nel 1962 al Bolscioi, ultima tappa della tournee sovietica. Racconta Mina:
Due grossi omoni dai modi decisi e dallo sguardo assente apparvero nello specchio del camerino e, senza troppi convenevoli, arrivarono al dunque. Avevano pensato a me, dicevano, perché i miei trascorsi non erano mai stati connessi ad alcuna attività politica. Quando finalmente incontrai il capo dei servizi segreti sovietici, il piano mi venne svelato: attraverso di me doveva compiersi la destabilizzazione dell’Italia”.
“Se volete la verità sull’Italia – conclude con un consiglio – lasciate perdere Hammamet. I cadaveri della recente storia italiana sono nel frigo di casa mia”.

E così Mina, meglio di un lungo editoriale, ha condensato con sarcasmo il valore di una delle ennesime, e sicuramente non ultime, torve operazioni della stolta e insipida borghesia italiana.
 
 

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